Avete presenti quei giovani studenti il cui tempo libero si suddivide in proporzioni variabili tra aperitivi chic, discoteche, locali "da fighi", passeggiate "da fighi" in centro, palestre "da fighi", acquisto di abbigliamento "da fighi"? Quelli che escono dal mercoledì alla domenica, e da maggio a settembre tutti i fine settimana se ne vanno al mare? Quelli che vanno alla serata universitaria di qualsiasi discoteca anche se è di martedì, tanto il mercoledì mattina nessuno li obbliga ad alzarsi presto?
Ecco, facendo le dovute eccezioni, senza voler risultare razzista nei confronti di quelli che hanno intrapreso carriere universitarie "poco impegnative", la mia esperienza personale mi ha mostrato che coloro che fanno quanto sopra, sono in linea di massima:
1) singles
2) iscritti a facoltà "poco impegnative": tutte le facoltà umanistiche più quelle economiche (?).
E vi dirò di più: 2) implica la premessa, la premessa a sua volta implica e sottintende 1). Ovvero? Chi si iscrive a una facoltà che gli lascia tanto tempo per potersi divertire, senza obblighi di frequenza, senza necessità di seguire lezioni che si possono leggere su un libro a casa, senza necessità di spremere accuratamente le meningi per arrivare a comprendere un concetto [matematico, per esempio], questo tanto tempo lo sfrutta per divertirsi come i giovani amano divertirsi. E le cose più "divertenti" si fanno da single.
Sull'altro versante, chi ha scelto un percorso di studio scandito da impegni costanti e prolungati con i libri, ha poco tempo per divertirsi, e preferisce utilizzarlo per svolgere attività ricreative più "tranquille", che non necessitino di mezza giornata di recupero [dormire il sabato mattina dopo un venerdì sera in discoteca], ma anzi che permettano di svegliarsi presto e pimpanti il giorno dopo. Questo è ciò che succedeva quando organizzavamo cene con i compagni di università: tutti scappavano a mezzanotte e mezzo, ché la mattina dopo dovevano studiare. Questo genere di ricreazione, come una bevuta al pub, una pizza, un gelato, una passeggiata per il centro, è oltremodo adatta per la vita di coppia. Dei circa 30 studenti con cui abbiamo fatto "gruppo" all'università, ad oggi ce ne sono 4 non fidanzati.
E' sottinteso che i soggetti appartenenti al primo gruppo considerino i soggetti appartenenti al secondo gruppo dei mezzi sfigati che vanno a letto presto; viceversa, i secondi considerano i primi dei fighetti modaioli e superficiali. Tutto questo con le dovute eccezioni, ma insomma, ci siamo capiti. Che ne pensate?
mercoledì 17 giugno 2009
lunedì 15 giugno 2009
Ricetta zucchine gratinate
Note: dal mio orto è arrivata la prima tornata di zucchine; a seguire, una tonnellata di zucchine distribuite su un mese e mezzo di raccolto. Si salvi chi può!
Per 3 persone, calcolate 6 zucchine di medio-grosse, di quelle lunghe, ovviamente (sulle zucchine tonde torneremo in futuro con interessanti applicazioni).
Tagliate le zucchine a fette di spessore mezzo centimetro, nel senso della lunghezza. Cuocetele in acqua bollente per 2 minuti, scolatele e fatele intiepidire.
Preparate un mix in parti uguali di parmigiano grattugiato e pane grattugiato: non specifico le dosi, voi preparatene una scodella e se finisce prima, lo ripreparerete.
Passate le fette di zucchine nel mix di grattugiati su entrambi i lati, e disponetele ordinatamente, volendo un po' sovrammontate, su una teglia di quelle da 8 porzioni che avrete preventivamente unto con un filo di olio d'oliva.
Condite la teglia di zucchine impanate con un filo d'olio d'oliva, sale, pepe.
Infornate a 180° per 30 minuti. Lasciate intiepidire prima di consumare: sono più buone.
Buon appetito!
Per 3 persone, calcolate 6 zucchine di medio-grosse, di quelle lunghe, ovviamente (sulle zucchine tonde torneremo in futuro con interessanti applicazioni).
Tagliate le zucchine a fette di spessore mezzo centimetro, nel senso della lunghezza. Cuocetele in acqua bollente per 2 minuti, scolatele e fatele intiepidire.
Preparate un mix in parti uguali di parmigiano grattugiato e pane grattugiato: non specifico le dosi, voi preparatene una scodella e se finisce prima, lo ripreparerete.
Passate le fette di zucchine nel mix di grattugiati su entrambi i lati, e disponetele ordinatamente, volendo un po' sovrammontate, su una teglia di quelle da 8 porzioni che avrete preventivamente unto con un filo di olio d'oliva.
Condite la teglia di zucchine impanate con un filo d'olio d'oliva, sale, pepe.
Infornate a 180° per 30 minuti. Lasciate intiepidire prima di consumare: sono più buone.
Buon appetito!
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venerdì 12 giugno 2009
Il sale quando va messo? e altri misteri
Riporto quanto emerso nei commenti a un recente post, e quanto avevo già detto tempo addietro, mi pare.
Il sale nell'acqua di cottura della pasta va messo quando già l'acqua bolle decisamente, non quando sta per cominciare a bollire, né quando è ancora fredda. Altrimenti, impiegherà molto più tempo a bollire. Potremmo stare qui ore ed ore a scrivere dei motivi fisici per cui ciò è così (!), ma siccome a voi non interessa e io non ho voglia, fidatevi.
Altre importanti raccomandazioni per la cottura della pasta (che a noi italiani pare una cosa che sanno fare tutti ma in realtà molti di noi sono capaci di produrre risultati che non farebbero invidia a un americano) eccole qua:
- rigirare molto spesso, tipo ogni 20 secondi, nei primi 2 minuti di cottura; ogni 2 minuti, successivamente;
- cuocere a fiamma ALTA! La fiamma bassa fa sì che gli strati di semola più esterni si spappolino quando il centro è ancora duro. Risultato: dopo il tempo di cottura previsto avrete pasta esternamente scotta.
- cuocere senza coperchio, tanto ci pensa la fiamma alta mantenere alta la temperatura. E se ci mettete il coperchio, trabocca tutto.
- la pasta continua a cuocere finché è calda, anche quando è già scolata e condita: per questo se la mangiate riscaldata al pasto successivo sarà molto probabilmente scotta. Se volete preparare una insalata di pasta (o pasta fredda, come si dice noialtri), appena l'avete buttata nel colapasta fatevi passare sopra abbondante acqua corrente (fredda, eh!): la cottura si bloccherà immediatamente e la pasta sarà mangiabile anche il giorno dopo.
Il sale nell'acqua di cottura della pasta va messo quando già l'acqua bolle decisamente, non quando sta per cominciare a bollire, né quando è ancora fredda. Altrimenti, impiegherà molto più tempo a bollire. Potremmo stare qui ore ed ore a scrivere dei motivi fisici per cui ciò è così (!), ma siccome a voi non interessa e io non ho voglia, fidatevi.
Altre importanti raccomandazioni per la cottura della pasta (che a noi italiani pare una cosa che sanno fare tutti ma in realtà molti di noi sono capaci di produrre risultati che non farebbero invidia a un americano) eccole qua:
- rigirare molto spesso, tipo ogni 20 secondi, nei primi 2 minuti di cottura; ogni 2 minuti, successivamente;
- cuocere a fiamma ALTA! La fiamma bassa fa sì che gli strati di semola più esterni si spappolino quando il centro è ancora duro. Risultato: dopo il tempo di cottura previsto avrete pasta esternamente scotta.
- cuocere senza coperchio, tanto ci pensa la fiamma alta mantenere alta la temperatura. E se ci mettete il coperchio, trabocca tutto.
- la pasta continua a cuocere finché è calda, anche quando è già scolata e condita: per questo se la mangiate riscaldata al pasto successivo sarà molto probabilmente scotta. Se volete preparare una insalata di pasta (o pasta fredda, come si dice noialtri), appena l'avete buttata nel colapasta fatevi passare sopra abbondante acqua corrente (fredda, eh!): la cottura si bloccherà immediatamente e la pasta sarà mangiabile anche il giorno dopo.
lunedì 8 giugno 2009
Ricetta polpette di carne
Note: alzi la mano chi non ama le polpette. Chi non le ama se ne vada, per piacere.
Per 3 persone. Sbattete 2 uova in una ciotola, aggiungete 300g di macinato di manzo (o di vitello, o misto manzo-maiale, o di pollo, o di gatto, in base ai vostri gusti, insomma!) e schiacciate accuratamente con la forchetta per sbriciolare ben bene il macinato ed amalgamarlo alle uova.
Private 2 belle fette di pane della crosta, adagiate quindi la mollica in un piatto fondo e bagnatela con quanto latte basta per inzupparla (alcuni cucchiai). Schiacciate con la forchetta, in modo da sbriciolare. Aggiungete al mix di carne e uova, mescolate.
Aggiungete un ciuffo di prezzemolo tritato, 3 cucchiai di parmigiano grattugiato, 2 cucchiai di pangrattato, sale e pepe. Mescolate ancora bene.
Inumidite le mani e formate delle palline con l'impasto, grandi come un'albicocca. Passatele nel pangrattato.
Nel frattempo scaldate in una larga padella sufficiente olio di oliva da ricoprire il fondo, fate soffriggere 2 spicchi di aglio.
Adagiate le polpette e fate cuocere a fuoco medio-basso, per alcuni minuti per parte, finché non vedete formarsi una crosticina dorata.
A questo punto potete aggiungere un bicchiere scarso di passata di pomodoro annacquato con qualche cucchiaio di acqua, se volete delle polpette "in umido". Fate continuare a cuocere a fuoco più basso, rigirando almeno 2 volte le polpette per farle impregnare del sugo, finché non vedrete tutte le polpette ben "rosse" e il sugo leggermente ristretto (per 3 minuti, diciamo).
Altrimenti, se le preferite in bianco, le polpette sono già pronte.
Buon appetito!
Per 3 persone. Sbattete 2 uova in una ciotola, aggiungete 300g di macinato di manzo (o di vitello, o misto manzo-maiale, o di pollo, o di gatto, in base ai vostri gusti, insomma!) e schiacciate accuratamente con la forchetta per sbriciolare ben bene il macinato ed amalgamarlo alle uova.
Private 2 belle fette di pane della crosta, adagiate quindi la mollica in un piatto fondo e bagnatela con quanto latte basta per inzupparla (alcuni cucchiai). Schiacciate con la forchetta, in modo da sbriciolare. Aggiungete al mix di carne e uova, mescolate.
Aggiungete un ciuffo di prezzemolo tritato, 3 cucchiai di parmigiano grattugiato, 2 cucchiai di pangrattato, sale e pepe. Mescolate ancora bene.
Inumidite le mani e formate delle palline con l'impasto, grandi come un'albicocca. Passatele nel pangrattato.
Nel frattempo scaldate in una larga padella sufficiente olio di oliva da ricoprire il fondo, fate soffriggere 2 spicchi di aglio.
Adagiate le polpette e fate cuocere a fuoco medio-basso, per alcuni minuti per parte, finché non vedete formarsi una crosticina dorata.
A questo punto potete aggiungere un bicchiere scarso di passata di pomodoro annacquato con qualche cucchiaio di acqua, se volete delle polpette "in umido". Fate continuare a cuocere a fuoco più basso, rigirando almeno 2 volte le polpette per farle impregnare del sugo, finché non vedrete tutte le polpette ben "rosse" e il sugo leggermente ristretto (per 3 minuti, diciamo).
Altrimenti, se le preferite in bianco, le polpette sono già pronte.
Buon appetito!
venerdì 5 giugno 2009
Ricetta spaghetti cacio e pepe
Note: è una ricetta celeberrima e molto facile da realizzare. Tuttavia credo che per chi non è stato diverse volte a Roma e dintorni possa essere anche sconosciuta. Io finché non ho avuto un'esperienza del genere non sapevo proprio che esistesse. Inoltre è una ricetta adatta per quei giorni in cui in frigo non è rimasto quasi niente, per rimandare l'appuntamento col supermercato.
Come al solito lessate la quantità di pasta che preferite, in abbondante acqua, salata al momento dell'ebollizione, mai prima.
Nel frattempo in una zuppiera grattugiate una abbondante quantità di pecorino (magari romano) mediamente stagionato: per intendersi, non quello duro e giallognolo ma quello ancora di colore tendente al bianco. Per la quantità è il gusto a decidere: mediamente, almeno 4 cucchiai colmi di grattugiato per ciascun piatto di pasta. Se siete in 3, comprate 300g di pecorino per stare sicuri.
Inoltre macinate una abbondante quantità di pepe nero. La quantità dipende anche qui dal gusto, se lo preferite più o meno piccante.
Appena scolata la pasta versatela nella zuppiera e mescolate bene: il calore della pasta farà sciogliere il pecorino grattugiato e si formerà una specie di crema collosa che aderirà alla pasta, per poi raggrumarsi in tanti fiocchetti appena la pasta non è più bollente.
Già fatto?! Buon appetito!
Come al solito lessate la quantità di pasta che preferite, in abbondante acqua, salata al momento dell'ebollizione, mai prima.
Nel frattempo in una zuppiera grattugiate una abbondante quantità di pecorino (magari romano) mediamente stagionato: per intendersi, non quello duro e giallognolo ma quello ancora di colore tendente al bianco. Per la quantità è il gusto a decidere: mediamente, almeno 4 cucchiai colmi di grattugiato per ciascun piatto di pasta. Se siete in 3, comprate 300g di pecorino per stare sicuri.
Inoltre macinate una abbondante quantità di pepe nero. La quantità dipende anche qui dal gusto, se lo preferite più o meno piccante.
Appena scolata la pasta versatela nella zuppiera e mescolate bene: il calore della pasta farà sciogliere il pecorino grattugiato e si formerà una specie di crema collosa che aderirà alla pasta, per poi raggrumarsi in tanti fiocchetti appena la pasta non è più bollente.
Già fatto?! Buon appetito!
giovedì 4 giugno 2009
Bianca, di e con Nanni Moretti
Il personaggio protagonista del film, con una trama del tutto secondaria rispetto ai dialoghi micidiali e incentrato sul doppio carisma di Nanni Moretti attore e regista, è appunto Moretti nella parte di Michele Apicella.
Michele è a pranzo con varia gente, e viene servita la torta Mont-Blanc come dessert (chi è mai stato in una pasticceria a Roma, ha capito; gli altri, non possono capire: si tratta di una montagna di panna montata e purè dolce di castagne, in ordine e stratigrafia non sempre univocamente determinabili).
Uno si sta servendo, sta tagliando la sua fetta di torta, e Michele sta parlando con altri.
Michele si interrompe nel discorso, lo punta minaccioso col dito e intima:
Michele: Lei non faccia il tunnel!
Tizio, perplesso: Come?
Michele: Lei mi sta scavando sotto, e mi toglie la panna; la castagna, sopra, da sola, non ha senso; il Mont-Blanc non è come un cannolo alla siciliana che c'è tutto dentro, come uno zaino lei se lo porta appresso per un mese e sta sicuro; il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher torte!
Tizio, con aria di estremo stupore: Cosa?
Michele: La Sacher torte.
Tizio: Cos'è?
Michele, scandalizzato: Cioè lei praticamente non ha mai assaggiato la Sacher torte.
Tizio: No.
Michele, rassegnato e indignato: Mah, continuiamo così, facciamoci del male.
Da notare che Moretti è un grande fan della Sacher Torte, tantoché la sua casa di produzione si chiama Sacher Film.
Michele è a pranzo con varia gente, e viene servita la torta Mont-Blanc come dessert (chi è mai stato in una pasticceria a Roma, ha capito; gli altri, non possono capire: si tratta di una montagna di panna montata e purè dolce di castagne, in ordine e stratigrafia non sempre univocamente determinabili).
Uno si sta servendo, sta tagliando la sua fetta di torta, e Michele sta parlando con altri.
Michele si interrompe nel discorso, lo punta minaccioso col dito e intima:
Michele: Lei non faccia il tunnel!
Tizio, perplesso: Come?
Michele: Lei mi sta scavando sotto, e mi toglie la panna; la castagna, sopra, da sola, non ha senso; il Mont-Blanc non è come un cannolo alla siciliana che c'è tutto dentro, come uno zaino lei se lo porta appresso per un mese e sta sicuro; il Mont-Blanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher torte!
Tizio, con aria di estremo stupore: Cosa?
Michele: La Sacher torte.
Tizio: Cos'è?
Michele, scandalizzato: Cioè lei praticamente non ha mai assaggiato la Sacher torte.
Tizio: No.
Michele, rassegnato e indignato: Mah, continuiamo così, facciamoci del male.
Da notare che Moretti è un grande fan della Sacher Torte, tantoché la sua casa di produzione si chiama Sacher Film.
mercoledì 3 giugno 2009
Un qualsiasi vestito blu
Altro che crisi, o grisi, come direbbe l'amica Giulia che vive a Pisa (abbasso il Livorno)! Io e il mio fidanzato siamo partiti per fare acquisti, un paio di giorni fa.
Come al solito lui entra in un negozio, preferibilmente in un negozio dove non era mai entrato prima, e al grido di: ma bada te quanta roba bellina c'hanno! svuota il negozio con meno di 100 euri.
Come al solito io entro in un negozio, preferibilmente il solito negozio dove entro sempre, Liu Jo, e non trovo niente di carino sotto i 100 euri, e non compro una cippa.
Ma stavolta c'è stata una svolta. In negativo, s'intende. Mi aggiravo in questo vastissimo negozio mezzo vuoto (di roba, non di gente), con pochissime cose appese e tutte bruttine o inutili.
Continuavo a chiedermi come mai tutta roba così brutta quando in altri negozi della catena avevo visto ben altra roba e molto bella. Poi vedo una signora che si sta provando un top che non figura tra la roba esposta, e chiedo: scusi ma quello dove l'ha trovato? Mi risponde che gliel'ha preso la commessa in magazzino. Allora interviene la
Commessa: sì, molte cose le teniamo in magazzino, perché se dovessimo tenere tutto in negozio non c'entrerebbe. Al che io, stupita, visto che il negozio è mezzo vuoto:
Ade: quindi avete molta altra roba non esposta?
Commessa: sì, quasi tutta la roba non è esposta, ne tiriamo fuori un po' per volta, ogni settimana diversa.
Ade: e quindi come si fa a sapere cos'altro c'è?!
Commessa: ma noi siamo qui apposta, chiedete pure cosa vi serve.
Ade: bene, grazie, arrivederci.
Quindi si è perso il capo! Si vorrebbe che una donna entrasse in un negozio perché le serve una cosa ben precisa, non perché ne vede tante e fra tante ne trova una che le piace. Senza parlare del fatto che, se io avessi la capacità di modellare nella mia mente una deliziosa camicietta che spererei di trovare da Liu Jo, gli stilisti di Liu Jo potrebbero fare festa ché diventerei io la stilista!
Propongo quindi di ritornare come in quei film degli anni di inizio '900, in quei negozi tutti in legno scuro pieni di cassetti e ripiani, con scatole su scatole dal contenuto misterioso. Una donna entra e dice: vorrei un vestito blu. Il commerciante apre una scatola: ecco un vestito blu. La donna: bene, compro questo vestito blu. Pago il vestito blu. Grazie per il vestito blu. Arrivederci al prossimo vestito blu.
Come al solito lui entra in un negozio, preferibilmente in un negozio dove non era mai entrato prima, e al grido di: ma bada te quanta roba bellina c'hanno! svuota il negozio con meno di 100 euri.
Come al solito io entro in un negozio, preferibilmente il solito negozio dove entro sempre, Liu Jo, e non trovo niente di carino sotto i 100 euri, e non compro una cippa.
Ma stavolta c'è stata una svolta. In negativo, s'intende. Mi aggiravo in questo vastissimo negozio mezzo vuoto (di roba, non di gente), con pochissime cose appese e tutte bruttine o inutili.
Continuavo a chiedermi come mai tutta roba così brutta quando in altri negozi della catena avevo visto ben altra roba e molto bella. Poi vedo una signora che si sta provando un top che non figura tra la roba esposta, e chiedo: scusi ma quello dove l'ha trovato? Mi risponde che gliel'ha preso la commessa in magazzino. Allora interviene la
Commessa: sì, molte cose le teniamo in magazzino, perché se dovessimo tenere tutto in negozio non c'entrerebbe. Al che io, stupita, visto che il negozio è mezzo vuoto:
Ade: quindi avete molta altra roba non esposta?
Commessa: sì, quasi tutta la roba non è esposta, ne tiriamo fuori un po' per volta, ogni settimana diversa.
Ade: e quindi come si fa a sapere cos'altro c'è?!
Commessa: ma noi siamo qui apposta, chiedete pure cosa vi serve.
Ade: bene, grazie, arrivederci.
Quindi si è perso il capo! Si vorrebbe che una donna entrasse in un negozio perché le serve una cosa ben precisa, non perché ne vede tante e fra tante ne trova una che le piace. Senza parlare del fatto che, se io avessi la capacità di modellare nella mia mente una deliziosa camicietta che spererei di trovare da Liu Jo, gli stilisti di Liu Jo potrebbero fare festa ché diventerei io la stilista!
Propongo quindi di ritornare come in quei film degli anni di inizio '900, in quei negozi tutti in legno scuro pieni di cassetti e ripiani, con scatole su scatole dal contenuto misterioso. Una donna entra e dice: vorrei un vestito blu. Il commerciante apre una scatola: ecco un vestito blu. La donna: bene, compro questo vestito blu. Pago il vestito blu. Grazie per il vestito blu. Arrivederci al prossimo vestito blu.
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