Ma dove l'ho già sentita? Colonna sonora di quale film? Non trovo una risposta soddisfacente (la versione americana de L'ultimo bacio di Muccino non l'ho vista quindi non può essere quella, via la prima opzione).
Aiuto! Ci diventerò matta :°D
sabato 22 agosto 2009
Ricetta peperoni in agrodolce
Note: da quando ho abbandonato la peperonata per questa nuova versione di peperoni, a casa mia sono diventati un piatto che va a ruba. Aiuto! Lasciatemene un po' anche a me!
Da notare poi che con lo zucchero diventano digeribilissimi. Sembra incredibile ma è tutto vero!
per 3 persone.
Lavate e tagliate a metà 3 peperoni gialli o rossi o verdi, togliete il picciolo e i semi, poi suddivideteli in strisce e poi in pezzetti.
Mettete i peperoni in un tegame alto con un po’ d’olio d’oliva, sale, un cucchiaino raso di zucchero e 3 cucchiai colmi di aceto. Mescolate bene e cuocete a fuoco medio e pentola coperta per circa 30 minuti, rigirando spesso e facendo attenzione che non attacchi sul fondo. Provate ad assaggiarne uno per essere sicuri che siano veramente cotti. Serviteli caldi o meglio tiepidi.
Da notare poi che con lo zucchero diventano digeribilissimi. Sembra incredibile ma è tutto vero!
per 3 persone.
Lavate e tagliate a metà 3 peperoni gialli o rossi o verdi, togliete il picciolo e i semi, poi suddivideteli in strisce e poi in pezzetti.
Mettete i peperoni in un tegame alto con un po’ d’olio d’oliva, sale, un cucchiaino raso di zucchero e 3 cucchiai colmi di aceto. Mescolate bene e cuocete a fuoco medio e pentola coperta per circa 30 minuti, rigirando spesso e facendo attenzione che non attacchi sul fondo. Provate ad assaggiarne uno per essere sicuri che siano veramente cotti. Serviteli caldi o meglio tiepidi.
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lunedì 17 agosto 2009
Ci avevo già pensato anche io!!!
Beppe Grillo è un genio e scusate se non siete d'accordo con me ma c'ho ragione io.
Premessa. Al mio fidanzato è nato un nipotino a novembre - e quindi tecnicamente io sono pure zia - e da quando è nato le seguenti cose ho rilevato con orrore:
#1 - la di loro casa (del bambino, insomma) si sta riempiendo costantemente di giocattoli che diventeranno inutili, poiché non più interessanti anche se ancora buoni, nel giro di pochissimi mesi. Si sa che i bambini a 6 poi 8 poi 10 poi 14 mesi hanno bisogno di stimoli sempre nuovi, diversi dai precedenti.
#2 - i genitori del pargolo non sono ancora riusciti a comprare personalmente un vestito al suddetto, da tanti che ne sono arrivati e ne arrivano ancora in regalo.
#3 - per non parlare di: lettino, culla, passeggino, girello, seggiolone. Tutta roba indispensabile per pochi mesi, costosa, e poi ingombrante da archiviare.
Si potrebbe continuare ma mi fermo qui perché troppo è l'entusiasmo di presentarvi Mamme 2.0, l'iniziativa che permette a mamme di tutta italia di formare una comunità virtuale in cui scambiarsi la roba usata non più utile, in cui darsi consigli, in cui fare amicizia. Ma che bellezza! Il mio spirito ecologista riciclatore riutilizzatore si sta galvanizzando a livelli mai pensati prima!
Se avete neomammine in giro, fate girare la notizia. Io lascio qui il bannerino, eh. Yucu'!
Premessa. Al mio fidanzato è nato un nipotino a novembre - e quindi tecnicamente io sono pure zia - e da quando è nato le seguenti cose ho rilevato con orrore:
#1 - la di loro casa (del bambino, insomma) si sta riempiendo costantemente di giocattoli che diventeranno inutili, poiché non più interessanti anche se ancora buoni, nel giro di pochissimi mesi. Si sa che i bambini a 6 poi 8 poi 10 poi 14 mesi hanno bisogno di stimoli sempre nuovi, diversi dai precedenti.
#2 - i genitori del pargolo non sono ancora riusciti a comprare personalmente un vestito al suddetto, da tanti che ne sono arrivati e ne arrivano ancora in regalo.
#3 - per non parlare di: lettino, culla, passeggino, girello, seggiolone. Tutta roba indispensabile per pochi mesi, costosa, e poi ingombrante da archiviare.
Si potrebbe continuare ma mi fermo qui perché troppo è l'entusiasmo di presentarvi Mamme 2.0, l'iniziativa che permette a mamme di tutta italia di formare una comunità virtuale in cui scambiarsi la roba usata non più utile, in cui darsi consigli, in cui fare amicizia. Ma che bellezza! Il mio spirito ecologista riciclatore riutilizzatore si sta galvanizzando a livelli mai pensati prima!
Se avete neomammine in giro, fate girare la notizia. Io lascio qui il bannerino, eh. Yucu'!
venerdì 14 agosto 2009
Ricetta filetti di merluzzo alla mediterranea
Note: il pesce più facile da cucinare e anche il più economico.
Per due persone. Scaldate un po’ d’olio d’oliva in una padella, soffriggetevi due spicchi d’aglio sbucciati.
Passate nel pangrattato 220 grammi di filetti di merluzzo, fateli dorare su entrambi i lati nella padella a fuoco medio, salate. Dopodiché aggiungete mezzo bicchiere di passata di pomodoro diluita con due cucchiai di acqua, una cucchiaiata di capperi sottaceto sciacquati e strizzati, una manciata di olive nere denocciolate tagliate in due, e fate cuocere a fuoco medio rigirando un paio di volte, in modo che il sugo si addensi e il pesce ne rimanga ricoperto.
Al momento di servire raccogliete i capperi e le olive nella padella e disponeteli sopra ai filetti, infine spolverizzate con origano.
Per due persone. Scaldate un po’ d’olio d’oliva in una padella, soffriggetevi due spicchi d’aglio sbucciati.
Passate nel pangrattato 220 grammi di filetti di merluzzo, fateli dorare su entrambi i lati nella padella a fuoco medio, salate. Dopodiché aggiungete mezzo bicchiere di passata di pomodoro diluita con due cucchiai di acqua, una cucchiaiata di capperi sottaceto sciacquati e strizzati, una manciata di olive nere denocciolate tagliate in due, e fate cuocere a fuoco medio rigirando un paio di volte, in modo che il sugo si addensi e il pesce ne rimanga ricoperto.
Al momento di servire raccogliete i capperi e le olive nella padella e disponeteli sopra ai filetti, infine spolverizzate con origano.
Diapositive (imbarazzanti) dalle vacanze
Tre cose meritano di essere annoverate tra gli episodi curiosi / inspiegabili delle ferie appena trascorse.
1) La mattina della partenza da Dubrovnik la mamma della affittacamere, una signora sugli 80 anni, scende a salutarci (noi non l'avevamo mai vista prima). Questa inizia a parlare con Ale il quale, grazie a mugugni e sorrisi e segni per aria, riesce a portare avanti la conversazione pur non conoscendo la lingua croata. Dopo però la anziana signora si rivolge a me e io, a seguito alcuni istanti di imbarazzato silenzio, proferisco le seguenti:
sorry, we don't speak... czech (?!).
Al che la vecchia, dopo un'attimo di perplessità, ricomincia a parlarmi, tutta sorridente.
2) Guarda, Ale! Una barca che si chiama "pizza"! (parcheggiata accanto a una pizzeria)

3) In previsione della passeggiata in montagna del giorno dopo, essendo io sprovvista di pantaloni lunghi comodi, mi faccio prestare un paio di fuseaux da Maria, di quelli che secondo loro sono "un po' a vita alta e infatti a me non mi entrano più".

Chiudiamo questa simpatica carrellata in bellezza, con il fatto più triste di codesta vacanza.
Una sera che eravamo a passeggio per il centro del paese di Bol, sull'isola di Brac, abbiamo osservato con curiosità il "trenino" che portava a giro i turisti per il centro del paese, appunto. Attirati dalla targhetta "Dotto - Castelfranco Veneto - Italy" abbiamo deciso, al costo di una cifra comunque modesta, di farci un giro sopra. Prima però volevamo assicurarci che ci avrebbe portato vicino a casa, o perlomeno non dall'altra parte del paese. Chiedo all'autista:
Ade: do you speak english?
Autista: fa dei gesti per dire non proprio.
Ade: David Cesta? [il nome della via dove era casa nostra]
Autista: fa dei gesti che non vogliono dire né sì né no, poi pronuncia una unica parola dal significato oscuro, infine fa segno di salire a bordo e di pagarlo.
Saliamo, e il trenino arriva diretto al Blusun Hotel, dall'altra parte del paese, a circa 2,5 km da casa nostra. Tutti scendono, l'autista pure, e ci saluta con:
Autista: stop!
Dopodiché ci indica la strada per tornare al paese. Noi con un palmo di naso ci avviamo, io anche con le lacrime agli occhi, perché solo per quella sera mi ero decisa a indossare sandali con tacco 12. Dove 12 sta per 12 centimetri.
Ripensandoci dopo, quell'unica parola misteriosa suonava tipo blusu.
1) La mattina della partenza da Dubrovnik la mamma della affittacamere, una signora sugli 80 anni, scende a salutarci (noi non l'avevamo mai vista prima). Questa inizia a parlare con Ale il quale, grazie a mugugni e sorrisi e segni per aria, riesce a portare avanti la conversazione pur non conoscendo la lingua croata. Dopo però la anziana signora si rivolge a me e io, a seguito alcuni istanti di imbarazzato silenzio, proferisco le seguenti:
sorry, we don't speak... czech (?!).
Al che la vecchia, dopo un'attimo di perplessità, ricomincia a parlarmi, tutta sorridente.
2) Guarda, Ale! Una barca che si chiama "pizza"! (parcheggiata accanto a una pizzeria)
3) In previsione della passeggiata in montagna del giorno dopo, essendo io sprovvista di pantaloni lunghi comodi, mi faccio prestare un paio di fuseaux da Maria, di quelli che secondo loro sono "un po' a vita alta e infatti a me non mi entrano più".

Chiudiamo questa simpatica carrellata in bellezza, con il fatto più triste di codesta vacanza.
Una sera che eravamo a passeggio per il centro del paese di Bol, sull'isola di Brac, abbiamo osservato con curiosità il "trenino" che portava a giro i turisti per il centro del paese, appunto. Attirati dalla targhetta "Dotto - Castelfranco Veneto - Italy" abbiamo deciso, al costo di una cifra comunque modesta, di farci un giro sopra. Prima però volevamo assicurarci che ci avrebbe portato vicino a casa, o perlomeno non dall'altra parte del paese. Chiedo all'autista:
Ade: do you speak english?
Autista: fa dei gesti per dire non proprio.
Ade: David Cesta? [il nome della via dove era casa nostra]
Autista: fa dei gesti che non vogliono dire né sì né no, poi pronuncia una unica parola dal significato oscuro, infine fa segno di salire a bordo e di pagarlo.
Saliamo, e il trenino arriva diretto al Blusun Hotel, dall'altra parte del paese, a circa 2,5 km da casa nostra. Tutti scendono, l'autista pure, e ci saluta con:
Autista: stop!
Dopodiché ci indica la strada per tornare al paese. Noi con un palmo di naso ci avviamo, io anche con le lacrime agli occhi, perché solo per quella sera mi ero decisa a indossare sandali con tacco 12. Dove 12 sta per 12 centimetri.
Ripensandoci dopo, quell'unica parola misteriosa suonava tipo blusu.
giovedì 30 luglio 2009
Prima di salutarci
Prima di salutarci, essì perché io adesso vado un po' in vacanza, se non vi dispiace, ci tenevo a raccogliere a futura memoria i nomi-esempio di Filippo il Mulo. Stanno diventando per me una chicca quotidiana. Grazie Fili', sei uno dei miei comici preferiti di sempre (?).
Gianrossano Sciolini
Gianferdinando Colica
Gianmarc Cohn
Gianserpico Sputnik
Giancesare Cremonini
Gianippolito Diotifulmini
Sant Jessicah Teutonica
Ildebrando Pappabuona
Giangraziano Pozzineri
Giantibaldo Zampironi
Giandeborah Darlavia
Evelinda Marzepani
Una pregunta: ma ce l'hai, per caso, con qualcuno che si chiama Gian? Sì?! Anche io, sai?!
p.s. questo mitico captchzionario potrebbe anche tirare giù il bandone, ormai, non trovate? Oltretutto con io e Mykdee che lo stiamo apertamente boicottando...
Gianrossano Sciolini
Gianferdinando Colica
Gianmarc Cohn
Gianserpico Sputnik
Giancesare Cremonini
Gianippolito Diotifulmini
Sant Jessicah Teutonica
Ildebrando Pappabuona
Giangraziano Pozzineri
Giantibaldo Zampironi
Giandeborah Darlavia
Evelinda Marzepani
Una pregunta: ma ce l'hai, per caso, con qualcuno che si chiama Gian? Sì?! Anche io, sai?!
p.s. questo mitico captchzionario potrebbe anche tirare giù il bandone, ormai, non trovate? Oltretutto con io e Mykdee che lo stiamo apertamente boicottando...
mercoledì 29 luglio 2009
La nostra gita preferita
Il treno da La Spezia ci mette pochissimo ad arrivare a Riomaggiore. Si viaggia circa un quarto d'ora in campagna, poi si attraversa una galleria e improvvisamente il mare è a strapiombo sulla nostra sinistra, la montagna altissima sulla destra.Il treno arriva a Riomaggiore ma noi proseguiamo, perché a Riomaggiore c'è una spiaggia di enormi ciottoli che è troppo scomoda sia per camminare che per stendersi.
Scendiamo due minuti dopo nella nostra località preferita:
Manarola, già ribattezzata The Pool. La marina di Manarola consiste di uno scivolo in cemento armato per le barchette, che viene giù ripidissimo tra due scogli altissimi. Dalla terrazza panoramica si vedono i due scogli che formano uno spazio protetto, dove l'acqua è subito profonda, che a noi appunto assomiglia a una piscina. Sugli scogli ci sono vari punti per stendersi, e per tuffarsi, comunque noi appoggiamo i teli sullo scivolo e andiamo subito in acqua, provvisti di occhialini. Scatta la ricerca del pesce inedito.Dopo il primo bagno prendiamo le nostre cose e, camminando sul sentiero che collega Manarola a Corniglia, andiamo a Manarola B, come l'abbiamo rinominata. Lì ci sono ancora lo scivolo per le b
archette e dei gradoni di cemento con tanto di ringhiere, che formano due terrazze. Infine c'è un minuscolo molo da cui tuffarsi, dove l'acqua è già molto alta. Qui il mare è più basso e più soleggiato, l'acqua è più calda, il fondale però è meno vario. A nuoto sembra di poter arrivare alla spiaggia di Guvano, dove dice ci siano i nudisti. A metà strada, però, cambiamo idea. Forse per paura dei nudisti?Ripartiamo col treno e in 4 minuti arriviamo a Corniglia.

Un miniautobus scalcinato ci aspetta per portarci in paese, che dista dalla stazione un km di salita. Su questo autobus siamo gli unici italiani, oltre a due veneziani di Mestre. Gli altri sono americani, tedeschi e giapponesi. La stradina per arrivare in paese è molto panoramica, il mare luccica giù in basso, poi le solite immagini da greetings from Italy: bouganvillee, panni stesi, gatti al sole, motorini ormai antichi.
Scendiamo in piazzetta e ci avviamo subito alla marina. Il paese è piccolissimo e ombroso, pieno di stradine tortuose, il mare si vede a fatica. Il paese è sulla cima di un promontorio, e per arrivare alla marina c'è da fare un sentiero in discesa: per l'esattezza, si contano 377 scalini.
Arriviamo già c
Ci fermiamo a prendere il sole sul molo, giusto il tempo di riposarci dalla nuotata. Poi ci facciamo la doccia e, ancora gocciolanti e coi vestiti nella borsa, ripartiamo su quei fatidici 377 scalini: in 10 minuti ritorniamo alla piazzetta, senza aver sudato ma completamente asciutti.
Riprendiamo il minibus. Dal finestrino vedo un panorama che ha qualcosa di eterno, di assoluto: il sole molto alto conferisce al mare una apparenza di profondità estrema, mi sembra di guardare l'oceano. Mi fa venire voglia di mettere le ali per poter scendere giù a dritto dallo strapiombo fino al mezzo di quel luccichìo. Improvvisamente voglio tornare indietro, rimanere qui un mese intero.
Ale che ne dici se dopodomani torniamo?
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